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Stupidity as it used to be!

Ma quant’è bello passare ai 400?

Ma quant’è bello passare ai 400m in un 1500? Sarà che stasera, dopo infinito tempo, sono riuscito a fare un 1500 in un tempo quasi buono, ma mi sono accorto che il passaggio del quarto di miglio nella gara del quasi miglio è un momento meraviglioso. La cosa più sorprendente è che ho anche notato di saperlo da sempre, senza averlo mai pienamente realizzato. Non chiedetemi come mai, è una di quelle sensazioni che si provano in gara ogni tanto, sensazioni fugaci, figlie del fatto che ti senti ancora bene e sai che fra poco potrebbe non essere più così, oppure perché ti senti bene punto (In ogni caso poco meno di tre minuti dopo sarai disteso sul tartan mentre agonizzi e cerchi di afferrare l’aria per sparartela diretta nei polmoni). Penso che sia perché è una partenza diversa da tutte le altre. Fin da quando si è piccoli ti abituano a partire in rettilineo, se sei velocista, o all’inizio della curva, se sei fondista. Per il 1500 invece si parte da inizio rettilineo nonostante non si stia esattamente per partecipare ad una gara di velocità! Il primo passaggio forse è particolare perché si è ancora tutti li assieme, leggermente in fila indiana, ma non troppo; e, all’uscita della curva ci si ritrova sommersi dalla folla degli allenatori e dei compagni di squadra. Una folla nella quale le aspettative del pre-partenza sono ancora fresche e alla quale le delusioni o gioie dell’immediato futuro si nascondono nell’ombra. Tutti ti incitano (o stanno incitando il tuo avversario?), ancora non capiscono se sarà una giornata trionfale, una di quelle in cui tornerai a casa con la testa alta e il petto in fuori, o frustrante, di quelle da dimenticare in fretta, ma continuano ad incitarti perché una si realizzi e l’altra si allontani cadendo nel dimenticatoio dei brutti sogni. Al passaggio successivo sarà invece tutto terribilmente chiaro. Il  piccolo segno di cedimento evidenziato ai 600 e confermato ai 700 non lascerebbe spazio a sogni di gloria, la gara finisce li e non c’è più ritorno. Chi di dovere ha capito l’aria che tira, la speranza si affievolisce o si accresce, in ogni caso l’atmosfera è cambiata e la magia rotta. Ma ai 400 tutto è diverso. La marea di gente spalmata su tutto il rettilineo opposto delle normali gare di resistenza è concentrata in venti metri, venti metri emozionanti come un passaggio nel tunnel della manica ma fuggevoli come l’attimo in cui il sole si nasconde alla vista dell’uomo affondando oltre la linea dell’orizzonte.

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3 commenti su “Ma quant’è bello passare ai 400?

  1. 101931
    settembre 13, 2008

    Vedo un certo cambiamento nel tuo blog… precisamente vedo che stai stai cercando di alzare sia i contenuti che il lessico, però non è più il blog cazzone di prima, sarà colpa del libro che stai scrivendo? A vedere dal post azzardo a dire che hai ripreso…

  2. stefano
    settembre 13, 2008

    beh…ci hai preso, ho ricominciato a scrivacchiare qualosa. Questo però, se noti, non è l\’unico articolo che parla di sport. A tanti articoli cazzoni (davvero tanti a rivederli ora) ne sono seguiti anche alcuni "seri", ma tranquillo, per il mio ventesimo compleanno ne sto preparando uno che…BOOM. Ho già detto troppo.
    Quando avrò tempo dovrò invece leggere il tuo, ho iniziato l\’altro ieri 2 di notte ma non ci ho capito nulla, quindi ho rimandato la lettura a un giorno in cui sarò in grado di capire cosa c\’è scritto

  3. Eugenia
    settembre 15, 2008

    Anche se con un pò di ritardo commento anche io! (fortuna che mi ha avvisata Luca, altrimenti non mi sarei accorta che avevi aggiornato!)
    Mi unisco alle constatazioni di 101931 (si bè sembrerebbe che oramai può parlare a nome mio! comunque) esprimendoti la mia felicità nel sapere che qualcosa si è sbloccato in ambito letterario, i risultati mi sembrano buoni e interessanti (effettivamente essere sardine non deve essere facile!) e (scherzi a parte) sei riuscito a rendere benissimo le gioie, i dolori, le speranze, le illusioni, le sconfitte che si propongono nelle gare di atletica, come poi possono presentarsi nella vita quotidiana.
    Alla fine lo sport non è così lontano dalla realtà comune, anzi può essere un ottimo mezzo per cercare (e possibilmente trovare) il giusto modo per affrontare ogni giorno.
    Bravo Stefano!
     
    Eugenia

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 12, 2008 da in Sport.

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