BACK IN ME

Stupidity as it used to be!

Inglorious Balltards

pallinetennis_Contenuti_Notizie_87719_300_660_3Come sempre nella vita, in tutti gli ambiti, c’è chi ha tutto e chi ha niente. Nel lavoro, nell’affetto, nel gioco. E come sempre c’è chi sarà più costante, chi meno, chi durerà una vita e chi si brucerà in un arco brevissimo di tempo. Per inciso, prima di cominciare, io sono dell’idea che è meglio bruciare al massimo per un breve periodo di tempo, che essere caldini per una vita. Comunque, oggi andrò a parlarvi di un qualcosa che è tondo, giallo, piccolo, e che, a differenza di quello che penso io, sognerebbe una vita più lunga di quella che invece le si prospetta: la pallina da tennis.

In questo periodo sento l’argomento sociologico molto vicino a me. Ho sempre odiato la routine, e ultimamente l’unica cosa non routinaria della mia vita è il pensare a qualcosa di diverso dal solito, con la logica conseguenza che sono sempre meno propenso a propanare futilità a destra e sinistra, e forse per questo la sfortunata vita delle palline da tennis mi colpisce più che in altri momenti. Ho deciso quindi di interessarmi all’argomento in maniera un attimino più approfondito e sociologico, mentre assistevo oggi alla finale degli Australian Open, vinta da Djokovic su Murray al quarto set.

Posso solo immaginare quali siano i sogni di una piccola neonata pallina da tennis, ma credo vivamente che anche lei un giorno vorrà diventare grande, giocare in uno stadio importante, essere ricordata per qualcosa che ha compiuto, essere baciata e portata in trionfo dopo un’impresa storica di qualche grande campione, e, magari, finire la sua gloriosa carriera nella bacheca di un qualche fanatico tifoso, coccolata e mostrata orgogliosamente a familiari e amici come un qualcosa di raro e prezioso. Un po’ come succede, in fondo, ad un pallone da calcio che viene usato per la finale della coppa del mondo, o che ha la fortuna di essere portato a casa dopo che un calciatore ha realizzato con lui un’importante tripletta, con tanto di firme dei suoi compagni di squadra ad impreziosire la cuoiuta pelle del prezioso oggetto. Perfino una pallina da baseball ha i suoi onori, nonostante le dimensioni decisamente meno evidenti di quelle da calcio. Chi non ricorda le corse folli dei collezionisti a bordo delle piccole canoe nella San Francisco Bay, quando Barry Bonds, il superbombato recordman dei fuoricampo della MLB, sparava silurate fuori dallo stadio? La fortunata pallina veniva raccolta e venduta a peso d’oro, ed entrava nella hall of fame delle palline dalla porta principale. Quella del famoso record del 756esimo homerun di BB, fu venduta per $752,467 per intenderci.

E le palline da tennis? Voi, per caso, ricordate di una qualche pallina da tennis che venne raccolta e ricordata per un’impresa sportiva? Io no! Anzi, spesso e volentieri si prendono botte quando un giocatore è arrabbiato, vedi Tursunov quando cerca di seccare un uccello, o di un altro grandissimo russo del passato recente, quel Marat Safin (il mio giocatore preferito all-time) che in più di un’occasione, quando non spaccava la racchetta, sparava la pallina ad anni luce di distanza fuori dal palazzetto, o quando è contento, a fine partita moltissimi giocatori si tolgono di tasca la pallina del secondo servizio e la tirano sugli spalti col solo scopo di mostrare la loro gioia. Senza poi considerare che la povera pallina da tennis non è mai nemmeno considerata protagonista unica in campo nemmeno nel momento in cui viene giocata dato che deve gestire la scena con altri 5 suoi simili contemporaneamente, e che spesso infatti viene scartata alla selezione e riconsegnata ai raccattapalle prima di un servizio. E infine, sapete qual’è l’aspettativa di durata massima della vita di una pallina da tennis nel giro che conta? 8 game. Cioè, vi rendete conto? Una pallina fortunata, dopo 8 game di gloria tornerà con tutte le sue sorelle a fare da sparring partner a ragazzini imbranatelli alle prime armi della scuola tennis, se non addirittura in una discarica dove verrà completamente distrutta per farne chissà che.

Beh, lunga vita al contratto a tempo determinato da un anno ragazzi!

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