BACK IN ME

Stupidity as it used to be!

Il rumore è una vibraz(z)ione

vibrazioni-musicali1-1024x768Vi starete tutti chiedendo il perchè di questo titolo alla “ultima canzone di Marco Mengoni”. E vi starete anche chiedendo il perché della z tra parentesi. Inizialmente volevo scriverlo direttamente con la doppia Z senza parentesi, ma poi ho pensato che avrei fatto la figura dell’ignorante, e ho quindi cercato di alleggerire questo effetto allitterativo. Comunque alla seconda domanda non c’è risposta, mi piaceva così, ignorante, mentre alla prima sì, una risposta c’è!

Ebbene, il titolo è dato dal fatto che sono al corso di apprendistato e stiamo parlando di sicurezza. Dato che ne ho già scritto, se volete avere un confronto su quello che è cambiato nel corso di un anno fra un corso di apprendistato e un altro potete farlo andando al post l’apprendistato secondo Susanna. In ogni caso, oggi al già citato corso sulla sicurezza, tenuto da un ex sindacalista romano dal nome di Adolfo (trovate voi il possibile contrasto tra il suo nome e le sue possibili idee politiche), stiamo parlando del rumore sul luogo di lavoro, dei danni fisici causati da esso e da quello che i capi dovrebbero fare e non fanno per proteggerci, lasciando nemmeno troppo sottinteso come noi dovremmo scassare le scatole ai capi per farci rispettare maggiormente (la matrice di origine del soggetto in questione in fondo è quella , che volete farci). Uno dei problemi causati dal rumore, nel caso vi interessasse, è che appiattisce la vostra voglia di f… , di f… , di famiglia! Comunque, la cosa più importante e ripetuta delle prime ore del corso odierno è stata che: “il rumore è una vibrazzione” (ora sì, proprio con la doppia z). Se non lo sapevate, ora sapetelo!

Ma passiamo oltre. Due precisazioni sono dovute: io odio i corsi di apprendistato, e non sempre sopporto i discorsi di certi sindacalisti. Se a questo aggiungiamo che mi sono appena rovesciato addosso la coca cola che stavo bevendo e che ho una gamba inutilizzabile dalla seduta di fisioterapia di questa mattina, completate voi il quadro della mia allegria attuale.

Siccome questi corsi d’apprendistato a tutto servono fuorché a quello che uno pensa potrebbero servire, mi è venuta l’ispirazione dei tempi migliori. L’altro giorno stavo guardando un programma su Discovery Channel tenuto da Stephen Hawking. Questo programma indagava sul fatto se un dio avrebbe o meno potuto creare l’Universo, dal punto di vista fisico, senza stare a considerare l’aspetto teologico della faccenda. La risposta di Hawking, molto rapidamente, è che no, Dio non può aver creato l’Universo, perché non avrebbe avuto il tempo di causare il Big Bang, in quanto il tempo, prima del Big Bang, non esisteva, mentre è provato dalla fisica quantistica che a livello sub-molecolare, particelle possano comparire e scomparire dal nulla. Secondo alcuni esperti, questo (la comparsa di particelle dal nulla) è quanto potrebbe (potrebbe) aver portato al Big Bang, dato che da una particella grande meno di 1/1000 di un capello, si è creato un universo immenso nel giro di un nanosecondo.

Ora io mi chiedo molto filosoficamente: ma il tempo esiste dal momento che possiamo misurarlo, e quindi non esisterebbe se non potessimo farlo, o esiste a prescindere? Se esiste a prescindere, la risposta di Hawking potrebbe essere confutata, nel caso contrario, no. Allo stesso modo, questo è un quesito che la filosofia classica dovrebbe/avrebbe dovuto affrontare, e se l’ha fatto onestamente devo ammettere di non esserne a conoscenza.

Sempre seguendo il filo conduttore del programma, veniva inoltre spiegato che per arrivare ad una situazione in cui il tempo torna a cessare di esistere come ai tempi antecedenti al Big Bang si deve realizzare una sola situazione: ovvero che si sia nelle estreme vicinanze di un buco nero. La pressione che infatti questi esercita, è tale da impedire al tempo stesso di esistere, tant’è che se dovessimo lanciare all’interno del buco nero un orologio, assumendo che rimanga intatto nonostante le pressioni elevatissime, avvicinandosi via via all’orizzonte degli eventi le sue lancette rallenterebbero gradualmente, fino a fermarsi del tutto una volta raggiunto il suo centro. Non capisco ancora come sia possibile che un qualcosa di meccanico sia sottoposto alle leggi fisico-empiriche del tempo, ma dato che non posso provare il contrario mi devo accontentare di dare per reale questo fatto.

Siccome nella vita attuale del corso d’apprendistato siamo nel frattempo passati a parlare del tunnel carpale e di come sia possibile che l’utilizzo di tastiere per computer non ergonomiche possa portare alla sua infiammazione (vallo a dire tu ai motociclisti che hai problemi al tunnel carpale perché scrivi troppo al computer, mentre loro fanno le fighette ad aprire il gas tutto il santo giorno) ed è passata meno di mezz’ora da quando ho cominciato a scrivere, mi è balenata improvvisamente la soluzione di questa mia paradossale situazione, tramite il più classico dei sillogismi: se un buco nero assorbe tutto quanto c’è intorno a lui e riesce a rallentare il tempo in maniera incredibile, e Adolfo assorbe le energie psichiche di tutti gli studenti presenti in aula e riesce a rallentare il passare del tempo in maniera incredibile, possiamo dire che Adolfo sia molto simile ad un buco nero? La risposta alla prossima puntata!

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