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Stupidity as it used to be!

What if we ever meet?

Interstellar-internet_h_partbOggi sono stato alla presentazione dell’ottava edizione della guida Fuoricasello al palazzo Isimbardi, che è la sede della provincia di Milano. Cos’è la Fuoricasello? Ve lo dico subito: è una guida che segnala i migliori ristoranti che si trovano a meno di 5 minuti di distanza da un’uscita autostradale o di una superstrada ed è edita completamente dall’azienda della mia famiglia. Oggi si svolgeva appunto la presentazione della nuova edizione. All’evento hanno partecipato come oratori, oltre a mio padre che presentava realmente la guida, anche Bruno Pizzul, sì, quel Bruno Pizzul, che ha scritto fin dalla prima edizione la prefazione alla guida, e Guido Podestà, che non è stato scelto per via del suo nome di battesimo, anche se Guido è molto adatto per presentare una Guida per gente che guida, attuale presidente della provincia di Milano.

In un passaggio del suo intervento Pizzul ha riportato quanto aveva letto in un giornale tempo fa, ovvero che “un uomo che abbia una durata della vita media, passa in auto circa 10 anni della sua vita. Che è come passare 10 anni della vita in una scatola per sardine“, e anche in questo caso giuro che non gli ho imposto io l’esempio delle sardine. Comunque, ignorando il chiaro riferimento al mio blog, mi sono davvero meravigliato di questo dato, se davvero dovesse essere confermato. Considerando che dormiamo 8 ore al giorno, già passiamo 23 anni su 70 a dormire, se poi di questi 70 altri 10 li passiamo in macchina, siamo praticamente fregati, dovendo anche mangiare, studiare e lavorare. Caso vuole che, proprio in questi giorni, io stia usando molto la macchina. Va detto che sto lavorando molto e usando molto la macchina, non solo la seconda, purtroppo. Non ho dati ufficiali, ma penso di poter affermare con sicurezza che da settembre potrei aver passato in macchina fra le 100 e le 150 ore, di cui 5 solo oggi ahimè, considerando qualche viaggio a Milano, uno a Torino, vari a Segrate, Varese e varesotto, 30 minuti al giorno quasi sicuri per andare al campo di atletica a Busto Arsizio e altri per uscite serali con gli amici. Insomma, se negli ultimi 90 giorni, fra i 4 e i 6 li ho passati in macchina, la percentuale di 10 anni su 70 non torna, ma il dato è comunque elevato.

Teletrasporto_di_GokuDetto ciò, come sempre mi capita quando posso lasciare andare la mente, mi sono ritrovato a fantasticare sul futuro che l’uomo sarà potenzialmente in grado di crearsi. Ad esempio, come sarebbe riuscire finalmente a creare la possibilità di teletrasportarsi? Per non so quale meccanismo fisico, sembra che sia stato scoperto che a livello molecolare questo è possibile, e che è stato notato di come alcune particelle a livello sub atomico scompaiano e ricompaiano in altri punti, che rapportati a grandezze umane sarebbero notevolmente distanti. Ma anche se fossero distanze minori, cosa cambierebbe? Nulla, dato che se fosse possibile teletrasportare un corpo di un metro, teletrasportarlo di 10 richiederebbe solamente uno spostamento fisico del punto di partenza e/o arrivo, ma non un cambiamento a livello procedurale nell’attuazione del processo. Pertanto noi diamo per assodato che questo sia possibile.

Per quanto sarei immensamente felice di poter un giorno usufruire di questa possibilità, e mi ci sia spesso e volentieri fatto trip mentali, mi sono ritrovato a chiedermi cosa cambierebbe potendosi teletrasportare davvero da un posto all’altro senza dover più avere la necessità di estenuanti viaggi di ore, magari anche giorni, anche se ora sono sempre più rari quelli dell’ultimo tipo. Ebbene, per quanto sarebbe incredibile potersi trovare in ogni parte del mondo da un momento all’altro, mi sono accorto che questo potrebbe rappresentare un danno incredibile per l’umanità. Già ora con i viaggi in aereo abbiamo notevolmente accorciato le distanze fra un punto e l’altro della Terra, e questo se da un lato è positivo, dall’altro ci priva della possibilità di vedere le tante meraviglie del nostro pianeta, dato che non abbiamo più necessità di attraversarlo a cavallo o a piedi per arrivare dove vogliamo. Per non parlare della globalizzazione, che sta via via uniformando tutte le culture a quella dominante occidentale.

Intendiamoci, non sono contro alla riduzione della durata dei viaggi, specie nel caso in cui si riuscisse ad associarla ad un risparmio dei consumi di combustibili fossili e di risorse energetiche di qualsiasi tipo, ne tanto meno lo sono alla globalizzazione. E solo una constatazione che non posso semplicemente fare a meno di ignorare, specialmente perché io credo fortemente in quelle piccole stranezze, o coincidenze, che la vita ci regala, dei piccoli colpi di fulmine, se vogliamo spiegarli così. Non necessariamente amorosi. Il fatto che prendi un aereo e ti siedi di fianco ad una persona con cui ti accorgi di andare d’accordo e che magari a distanza di anni diventerà tua moglie/marito, o quei piccoli incontri nella vita di tutti i giorni che pur senza lasciarti nulla di concreto nei  mesi o anni a venire, ti rallegrano la giornata, o all’opposto  ti fanno girare le scatole a 360 gradi, non li vedo solo come casualità fini a se stesse, ma casualità dalle quali potenzialmente può nascere qualcosa. Una canzone dance degli anni 90 rappresenta abbastanza chiaramente il mio pensiero in materia. Si intitola “Never Meet” di Gaya, e in un passaggio recita così:

It’s not the reason we’re here  with one another  Non è la ragione per cui siamo qui l’uno con l’altro  

I know that we never will be friends                         So che non saremo mai amici                                                                           

We will never meet again                                               Che mai più c’incontreremo

Forse è vero che non incontrerò mai più un qualcuno con cui entro in contatto casualmente, e forse è anche meglio che sia così, altrimenti avete idea di che casino dover gestire tutte le relazioni? Ma forse no, e nel caso così fosse, perché non cercare di coglierne l’opportunità?

Che poi oggi, ad esempio, in un certo momento delle quasi 5 ore passate in macchina, mentre ero in coda in una tangenziale ovest di Milano che quand’è così fa spavento, mentre guardavo le persone nelle macchine affianco come faccio spesso, ho incrociato lo sguardo con una ragazza per una frazione di secondo. In quell’attimo mi ha guardato con aria schifata come a dire: “ma che bip guardi?!” che manco le avessi defecato sul finestrino. Ecco, nonostante quanto spiegato sopra, l’unico modo per andare avanti in una relazione di questo tipo sarebbe con un bel: ma vattinne va!

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Un commento su “What if we ever meet?

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