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Stupidity as it used to be!

Dove non c’è Vita c’è Marte

Ed eccomi di nuovo qui, a parlare ancora di un argomento già recentemente trattato su queste pagine: ovvero quello del pianeta Marte. Se negli ultimi due articoli che potete trovare poco dopo questo avevo parlato principalmente della terraformazione di Marte, e del progetto Mars One che punta a mandare su Marte una piccola squadra di persone entro 10 anni (per il 2023 quindi), in questo caso vi voglio parlare delle possibilità di vita (passata, presente o futura) sul pianeta rosso.

conquer-mars-pc-02Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, questo tema mi è venuto in mente dopo aver visto un documentario sui soliti National Geographic Channel (in questo caso) o History Channel (in altre occasioni).

Sottolineo a priori il fatto che la scienza ufficiale non riconosce niente di quanto scritto qua, purtroppo!

Da dove partire? L’argomento è talmente vasto che probabilmente richiederebbe la lunghezza di un intero libro per essere portato avanti in maniera nemmeno troppo esaustiva. Cercherò di utilizzare quindi le mie doti di sintetizzatore per evitare di scrivere una panfila illeggibile ai più. Le leggende inerenti la vita su Marte vanno avanti da sempre, e chiunque ha fantasticato sulla presenza o meno di forme di vita intelligenti sul pianeta che più di tutti assomiglia alla Terra che l’uomo sia mai stato in grado di scoprire, e che accidentalmente è anche il suo vicino di casa più stretto. La principale di queste leggende, nota come Teoria degli Antichi Astronauti (o Paleoastronautica), ha subito un aumento di credibilità esponenziale negli ultimi decenni, dopo che delle scoperte incredibili sono venute alla luce, in luoghi distantissimi gli uni dagli altri, sia temporalmente che in termini di spazio. In un antico tempio Maya e in alcune iscrizioni Mesopotamiche sono state, ad esempio, trovate delle somiglianze nei racconti di alcuni uomini arrivati dalle stelle (Annunaki per i mesopotamici), che per lungo tempo hanno convissuto in mezzo ai terrestri, salvo poi tornare in cielo da dove erano arrivati. Oppure le piramidi in Egitto, delle statuette ritrovate in Giappone e risalenti a periodi antichissimi, alcuni libri della Bibbia, tutti che sembrano aver punti di contatto con la Teoria degli Antichi Astronauti.

Ma di cosa parla esattamente questa teoria? Come già anticipato, suggerisce che agli albori della civiltà umana, forme di vita extra-terrestre siano entrate in contatto con i nostri avi, aiutandoli a progredire, istruendoli in molti concetti che per l’epoca erano estremamente complessi e che ancora adesso si rivelano essere estremamente precisi, come ad esempio il ritrovamento di un “calendario astrale” rappresentante l’esatto numero di giorni impiegati da Marte a compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole (780 giorni) e ritrovato in un antico tempo Azteco.

Un altro discorso molto spesso riportato quando si parla della Teoria degli Antichi Astronauti riguarda proprio le già citate piramidi dell’Antico Egitto. Partendo da una fotografia scattata dal primo Rover mai atterrato sul suolo marziano in seguito alla missione Viking II (che eseguì anche esperimenti di origine biologica andati a buon fine), alcuni scienziati hanno riconosciuto un’affinità fra due montagne particolarmente strane (in quanto ritrovate in una zona completamente non vulcanica di Marte, e generalmente pianeggiante) e il posizionamento della piramide di Giza e delle sue “vicine” situate immediatamente fuori da Il Cairo. Questa somiglianza è incrementata da un blocco di pietra che ricorda, per posizione e forma, quello della sfinge situata proprio davanti alle grandi piramidi, e che ha fatto infiammare subito gli animi degli scienziati più propensi a credere alla Teoria del contatto con civiltà extra-terrestri da parte dei nostri antenati egiziani. Se questo non bastasse, aggiungeteci anche che la traduzione letterale del nome originale del Cairo (al-Qāhira ovvero “Il Vittorioso”) le fu dato in onore di Marte, che nel periodo di costruzione della città nel 969 d.C. era ascendente. Senza considerare che, in una zona posta accanto alle “piramidi del Cairo su Marte”, una fotografia scattata sempre durante la missione Viking dallo spazio ha inquadrato una costruzione rocciosa, conosciuta ora come Volto di Cydonia (del quale si parla anche nell’episodio 9 della prima stagione di X-Files), che, per via del Sole basso sull’orizzonte marziano e della poca nitidezza delle immagini, assomiglia incredibilmente al volto di un essere umano, scolpito niente meno che sul suolo del pianeta più vicino alla Terra, affianco a costruzioni piramidali, vicini le une alle altre e disposte lungo l’asse di rotazione del pianeta in direzione Nord-Sud.  Insomma, decisamente troppe queste coincidenze, per non indurre chiunque a prendere in seria considerazione la passata presenza di forme di vita intelligenti sul pianeta rosso, entrate in contatto con le prime forme di civiltà terrestre.

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Tutto questo per dire che? Per dire che l’uomo non si è ancora rassegnato alla possibile  passata presenza di vita sul nostro vicino rosso. Questo anche in funzione delle ultime scoperte, che danno ormai per certo che l’acqua fluisse sul pianeta rosso allo stato liquido, proprio come da noi. Se così fosse, anche ora che non scorre più in superficie potrebbe tranquillamente darsi che scorra, o che sia presente, al di sotto della crosta marziana (se sì, di quanto?), con una buona probabilità di presenza di sostanze organiche atte alla creazione delle forme di vita primordiali dalle quali ci siamo evoluti.

Considerando che tutto questo sia vero, alcune domande mi sono sorte spontanee. La prima è: com’è possibile che, con il livello tecnologico ormai raggiunto dall’uomo, che è in grado di spedire Rover e satelliti artificiali con macchine fotografiche ad altissima risoluzione capaci di fotografare a decine di chilometri di distanza come se fossero a pochi metri con un grado di nitidezza disarmante, non ci siamo ancora imbattuti in una qualche struttura che possa aver dato serio adito alla presenza di esseri che hanno probabilmente modificato in maniera importante il paesaggio del pianeta su cui hanno vissuto per centinaia di migliaia di anni? Non sto ovviamente parlando di una roccia di una forma abbastanza particolare e che possa ricordare, anche lontanamente, una scultura, ma di, per dire, una costruzione alta solo anche 30 metri, che sia riuscita a resistere al passare dei millenni senza essere al contempo ricoperta completamente di sabbia?

Pensiamoci, i vari Ziggurat, le Piramidi, i templi Maya e Aztechi, le Nuraghe in Sardegna, il Partenone, Stonehenge e via dicendo, sono alcuni esempi di costruzioni umane che hanno ormai diversi millenni e sono arrivati a noi in uno stato di buona conservazione, e sebbene per ritrovare alcuni di essi (appunto le piramidi e la sfinge) sia stato comunque necessario scavare per recuperarli completamente, molti altri non hanno avuto la sfortuna di venire sepolti da secoli di sabbia e terra dopo il loro abbandono. Com’è possibile che su Marte invece, nessun edificio l’avrebbe spuntata sugli elementi atmosferici e quelli fisici? Vale inoltre anche la pena considerare che, se una civiltà marziana fosse davvero esistita e fosse scomparsa per via di una catastrofe naturale come l’impatto di un asteroide o di una cometa, se si dovesse prendere in considerazione la Teoria degli Antichi Astronauti non dovrebbero essere passati molto più di 3000 o 4000 anni, come abbiamo visto un tempo assolutamente non sufficiente a cancellare le forme di una civiltà passata antica, e probabilmente men che meno di una molto più avanzata, anzi, tale da essere già riuscita a viaggiare nello spazio. E se davvero così fosse, possibile che una civiltà di Tipo I (tendente al II) secondo la scala di Kardašëv, sia scomparsa nel nulla per un fenomeno che sicuramente avrebbe avuto modo di conoscere e temere, essendo Marte confinante con la fascia degli asteroidi? Una civiltà di quel tipo, non avrebbe potuto pensare a piani di emergenza come un trasferimento in massa sulla Terra, pianeta attaccato al proprio e con il quale già intratteneva rapporti pacifici?
Tralasciando, all’opposto, la Teoria Paleoastronautica, quanto tempo sarebbe passato dal momento in cui la civiltà marziana si è estinta? Un impatto di un asteroide che ha causato la creazione di un cratere di circa 200 km di diametro è stato stimato all’incirca nello stesso periodo di quello che sulla terra ha causato l’estinzione dei dinosauri, quindi circa 65 milioni di anni fa, il che giustificherebbe almeno in parte la mancanza di un qualsiasi segnale di civiltà ancora presente sul pianeta. Anche qui però ci si deve basare sempre su congetture, ancor più che negli altri casi, e siccome non ho assolutamente nessuna conoscenza in merito preferisco non addentrarmi nemmeno nel discorso. Entrano infatti troppi fattori paralleli di difficile associazione e che sarebbe interessante sviluppare a parte.

Mars-Exploration-Family-PortraitPer il momento mi fermo qui, perché ho il cervello che mi fuma e che fumerà anche a voi, nonostante nemmeno sia riuscito a toccare alcuni argomenti molto interessanti e che mi sarebbe piaciuto esporre. Ma tanto, c’è qualcuno che davvero legge questo blog? Dato che scrivo molto raramente, ormai dubito, ma se così fosse, lasciate anche un minimo segno del vostro passaggio, un commento, un ciao, qualsiasi cosa. Che mi aiutate a non sentirmi solo come la particella di sodio in non ricordo quale acqua, o come un marziano sopravvissuto all’estinzione di massa di tutti i miei simili.  Nel frattempo, c’è il rischio che ci siano più mezzi umani che marziani su Marte!
E se volete informarvi di più, ho trovato questo articolo interessantissimo anche se infinitamente più lungo del mio (tieh)!

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