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Il Decathlon Secondo un Mezzofondista

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E’ il 2015 e io ho ancora in standby un articolo di metà dicembre 2014 che è praticamente completato ma che non riesce a convincermi, nonostante ci abbia messo la bella parte di quei 15 giorni di dicembre dal quale avevo iniziato a scriverlo, per completarlo. Quindi forse per il momento è meglio dedicarsi ad altro e augurare alle centinaia di fan del mio blog un buon 2015, sperando che, almeno per lo scrivente, sia molto, ma molto migliore degli ultimi 3/4 che ho passato. Ma le premesse ci sono già tutte!

Comunque, da un paio di anni a questa parte, grazie a nuove conoscenze, mi sono addentrato in un mondo dell’atletica che devo essere sincero avevo sempre trascurato e anzi, nemmeno mi interessava troppo: quello delle prove multiple. Come tanti di quelli che magari non conoscono questo mondo, avevo sempre pensato che alla fine i multiplisti fossero sì degli ottimi atleti, ma che le gare non riservassero un grande interesse, dato che raramente si vedevano prestazioni superlative sul singolo evento. Che cosa ho invece scoperto addentrandomi di più nell’ambiente prove multiple? Intanto che le manifestazioni non sono per niente prive di interesse, anzi, che sono un qualcosa che un appassionato vero di atletica dovrebbe seguire assolutamente almeno un paio di volte nella vita. Questo perché ad ogni prova può esserci un improvviso ribaltamento di fronte, e in generale le gare sono molto coinvolgenti dal punto di vista emozionale, specialmente se vissute a contatto con gli atleti. Primo perché gli atleti stessi sono generalmente persone che se la menano poco di loro e quindi sono molto socievoli, e secondo perché incarnano alla perfezione il vero spirito dello sport, e un po’ anche della vita. Gente che affronta una gara che dura due giorni, in cui passa dal lanciare un peso di 7,26 kg a correre un 1500m, che chiaramente rappresenta un monte durissimo per molti,  sicuramente passa attraverso prove che non gli piacciono e mal sopporta, ma che affronta nonostante tutto cercando sempre di migliorarsi, fosse di 10 cm nel salto con l’asta o di 1 secondo nei 1500m. Insomma, una buona scuola che ti insegna a superare le difficoltà che ci vengono poste davanti dal destino.

Ma la piega che sta prendendo questo articolo è decisamente troppo filosofica, e io non voglio fare il filosofo, pertanto vi riporto a terra. Anche perché poi hai voglia a incontrare di nuovo i tuoi vari amici mezzofondisti e fondisti dopo che hai detto che i decatleti sono l’esempio personificato dello sport e della vita, e, dato che nemmeno sono troppo in forma, non vorrei rischiare di prenderle perché non sono nemmeno riuscito a scappare da loro. Quindi, mi sembra il caso di parlare di una cosa in cui i decatleti, non tutti ma molti, mi hanno mostrato di essere davvero i peggiori, peggiori anche di noi mezzofondari, come ci chiama in maniera più o meno scherzosa un mio amico velocista. I decatleti sono degli incredibili Nerd! Come, direte voi, persone così atletiche che passano la loro vita come degli sfigatucci rintanati davanti ai loro computer e a venire per l’ultima espansione di World of Warcraft aspettata per mesi? No, ovviamente. Non Nerd in quel senso. Nerd in un senso strettamente sportivo. Mi sarà capitato migliaia di volte di entrare in discussioni con i miei amici e compagni di allenamento fondisti, durante le quali ci mettevamo a raccontarci di allenamenti composti da infinite ripetute, e anche a distanza di anni ricordarsi esattamente di tutti i parziali e dell’ordine stesso delle ripetute, oppure dei tempi che nostri avversari avevano fatto e addirittura in che gara lo avessero fatto, in che anno, in che categoria, imprese storiche o fallimenti clamorosi durante il peggior meeting provinciale (e immagino di essere stato parte di molti di questi discorsi, data la mia poca propensione a rimanere costante sui miei tempi per più di una gara consecutiva).

Ma i decatleti sono peggio. E’ assolutamente un dato di fatto. Ti capiterà spessissimo di sentirli dire: “Cavolo, ho fatto un nullo millimetrico alla terza prova di alto, che se anziché fare 1,80, facevo 1,85, mi sparavo diretto 670 punti, mentre così sono rimasto a 627, dato che ogni cm in più sono 8 punti in più, ma forse 9, dipende sempre dal cm.” E tu, ovviamente, resterai basito. Perché cioè, loro sanno a memoria quanto vale ogni risultato in ogni gara che compone il decathlon, praticamente. Sono delle macchine. Se vai da un multiplista mentre è impegnato in un’altra conversazione e, improvvisamente, gli chiedi quanto valga un 12,40 di peso, loro, senza nemmeno interrompersi da quello che stanno dicendo all’altra persona, ti rispondono, e tu devi essere bravo a capire che il numero saltato fuori assolutamente a caso nella frase e al quale tu non riesci a dare un senso, in realtà è la risposta alla tua domanda.

I polpaccini di Andrei Krauchanka, sul quale stanno, scomodi a dire il vero, le 10 specialità che compongono il decathlon.

I polpaccini di Andrei Krauchanka, sul quale stanno, scomodi a dire il vero, le 10 specialità che compongono il decathlon

Ovviamente, considerando questa loro incredibile capacità nel ricordarsi tutti i vari punteggi tabellari, sanno perfettamente i loro parziali in e ad ogni singola prova, e sanno perfettamente qual è il margine di errore in una delle restanti gare se per caso hanno fatto un miglioramento inaspettato in una delle prove già sostenute, per restare in linea di galleggiamento con il loro personale, al che li vedrai intenti in calcoli che nemmeno Pitagora quando ha formulato il famoso teorema che porta il suo nome. I veri decatleti hanno poi l’applicazione sul cellulare con i vari calcolatori di punteggio per il decathlon e le migliori prestazioni mondiali di sempre, perché vuoi mai che siano in giro in gruppo e gli venga un dubbio su quanti punti faccia Kevin Mayer o Eelco Sintnicolaas nel salto in lungo, e non siano in grado di saperlo? Disastro.

Entriamo a questo punto in un altro argomento che non può non essere preso in considerazione quando si parla del nerdismo dei multiplisti: la pura venerazione per chi ha più di 8.000 punti. E’ un qualcosa che non ha eguali nel mondo, in nessun altro sport, salvo forse nei più forsennati appassionati di statistiche degli sport americani. Ma non credo onestamente. Certo, anche noi mezzofondisti abbiamo i nostri riferimenti e atleti cult: Yuri Borzakovskiy che si faceva sempre il primo giro lentissimo e poi andava a vincere le Olimpiadi di Atene con una volata paurosa, Hicham El Guerrouj che non riusciva a vincere le Olimpiadi in nessun modo ma vinceva campionati mondiali a raffica, ma alla fine, sempre ad Atene, centrava una storica doppietta 1500m/5000m. Oppure Galen Rupp, il bianco che le suona a molti kenioti ed etiopi, capace di scendere al di sotto dei 13′ sui 5000m, uno dei pochi bianchi a riuscirci. Ma sono comunque pochi esempi, e molto spesso di atleti vincenti e molto conosciuti. Nelle prove multiple no, non è così. Se superi gli 8.000 punti entri automaticamente nel mondo degli spessi, che per un decatleta è un po’ come essere ammessi nell’Olimpo, è il gradino che ti innalza al di sopra degli altri multiplisti. Poi vabbè, Gloria eterna per chi, e fino ad ora nella storia ci sono riusciti solo gli immensi Ashton Eaton e Roman Sebrle, ha superato i 9.000 punti. A loro confronto il re dell’Olimpo, è uno sfigato qualunque.

Perché la fama è passeggera, ma spessi lo si è per tutta la vita!

decathlon londo

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Un commento su “Il Decathlon Secondo un Mezzofondista

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