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Stupidity as it used to be!

Il Poco Latente Egocentrismo del Viaggiatore Egocentrico

Oggi per la prima volta dopo davvero tanto tempo ho deciso di scrivere un articolo riguardo un articolo di qualcun altro. Penso infatti che questo non accadesse dall’articolo Lastminuters e Walkers, e siccome oggi mi sento pigro penso anche che prenderò per buona questa mia affermazione. Comunque, l’altro giorno mentre ero in vacanza, e quindi in viaggio, ho letto un articolo sul viaggio. Non ne citerò il titolo, ne citerò chi l’ha scritto, perché fare pubblicità ad una simile ingegneria di cose senza senso mi sembra altrettanto senza senso. E’ comunque un pezzo che parla, senza volerlo fare ed essendo quindi incredibilmente affidabile e realistico, dell’egocentrismo latente, ma nemmeno troppo, che hanno alcune persone che si definiscono viaggiatori. Dico alcune perché ovviamente non è mica la totalità dei viaggiatori che la pensano in questo modo. Anzi, immagino che per fortuna la maggior parte siano sani di mente.

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L’introduzione al punto focale dell’articolo non da spunti a questo mio pezzo, ma inspiegabilmente, già a partire dal titolo in verità, appena inizio a leggerla mi da subito quel prurito che mi fa capire con assoluta certezza che sto per leggere una castroneria dalle dimensioni colossali. Introduce in pratica quali sono i punti salienti del viaggio: scoprire il mondo, fare nuove esperienze, incontrare persone, innamorarsi, imparare a conoscere altre culture e infine ripartire, con un susseguirsi di momenti positivi e negativi che si alternano e fanno da contraltare gli uni agli altri.

Dopo un’introduzione quindi banale e noiosa, ecco il punto che davvero fa drizzare le orecchie, ma soprattutto i peli sulla schiena: tornato a casa da un viaggio il viaggiatore rincontra tutti i suoi vecchi conoscenti, tutti lo cercano, tutti gli fanno domande, tutto gli sembra così nuovo e si sente quindi come una star di Hollywood. E’ che cavolo, lui è il Buzz LightYear che arriva improvvisamente nella cameretta di Andy un Natale come un altro! Nessuno è più cool di lui, e non c’è nemmeno la possibilità teorica che questo accada. Come è giusto che sia, secondo il viaggiatore.

Ma poi un bel giorno tutto questo termina improvvisamente, quasi senza avviso, e il viaggiatore non è più l’ultimo giocattolo figo arrivato, ma torna ad essere il povero e anche un po’ sfigatello Mr. Potato, che sì risulta simpatico, ma dopo che uno ci ha giocato per qualche minuto e che lo ha scomposto e ricomposto due o tre volte lascia da parte per tornare da Buzz o per tirare dei calci ad un pallone. Aggiungendo poi che le persone che prima lo trattavano da star, adesso hanno esaurito le domande fighe, e continuano con quelle più tradizionali, che però l’ego del viaggiatore non può mica più sopportare, abituato com’è ad essere al centro di tutto!

E se questo è già grave di per se, la parte più grave arriva quando il viaggiatore si accorge che niente è cambiato, ma che peggio ancora, gli altri non si accorgono di quanto sia cambiato lui! Lui che è stato figo e non è rimasto mica a casa come un Mr. Potato qualunque, ma che ha viaggiato, ha visto lo spazio, è un Buzz LightYear con i controcoriandoli! Addirittura, nessuno vede come sono cambiati, e necessariamente migliorati, i suoi sogni e le sue abitudini, e di come ancora è cambiato in meglio quello che ora è davvero importante per lui. Tutto quello che c’era prima non ha più importanza, il vecchio è inutile e dimenticabile, perché lui ha viaggiato! Vuole che ognuno riconosca i cambiamenti che lo hanno reso senza dubbio una persona incredibilmente migliore, di come si è evoluto, anche spiritualmente, e di come si sforzi davvero di usare il suo cervello nel mondo reale, e non come a scuola o in un esame universitario. Ma gli altri sono così ottusi che non se ne accorgono, nonostante il viaggiatore cerchi di comunicarglielo proprio in tutti i modi, perché proprio lo percepisce all’interno della tua stessa testa questo suo dovere di far capire quanto è ormai irrimediabilmente diverso dagli altri.

Più questa sensazione si intensifica, più il viaggiatore si chiede se il suo viaggio ha avuto un senso. “Ma come” si chiede, “ho viaggiato, e la gente non lo capisce? Non mi si vede il segno in faccia che ho viaggiato e sono diverso?” E’ arrabbiato e deluso, perché che senso ha viaggiare per vedere, imparare, innamorarsi, se poi gli altri non si accorgono di questo aver visto, aver imparato, essersi innamorati? Il viaggiatore è deluso, arrabbiato, frustrato, e non riesce proprio a spiegarsi il perché di questo incredibile fallimento, e di come la gente non gli riconosca questo cambiamento. Allora cerca una soluzione per risolvere questo problema, e capisce che probabilmente non ha questa stimmate in faccia (sarà poi stampata sul viso la stimmate del viaggio? boh) probabilmente perché ha viaggiato nel posto sbagliato. L’unica evidente possibilità è quindi viaggiare di nuovo, ripartire di nuovo e ritornare di nuovo, alla ricerca di questo riconoscimento che gli altri devono necessariamente tributare al viaggiatore, perché lui è indubbiamente un gradino sopra e gli altri, e deve essere così per forza. E meno male che ripartono, aggiungo io, che di gente egocentrica ce n’è comunque sempre troppa nei paraggi.

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Un commento su “Il Poco Latente Egocentrismo del Viaggiatore Egocentrico

  1. Owen Ransen
    agosto 30, 2015

    Dai dai! Facci avere il link al articlo….!

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