BACK IN ME

Stupidity as it used to be!

La Via del Marziano

Lo so cari numerosissimi lettori, ormai penso che dovrò cambiare il nome del mio blog da “Back in Me” a “Mars in Me”, dai tanti articoli su Marte ho fatto negli ultimi due anni. Ma vogliate credermi, non lo faccio apposta! Avevo deciso di non scrivere un articolo su The Martian, di cui non uso il titolo in italiano perché è un’offesa alla sceneggiatura, anche qualora fossi andato a vederlo al cinema appena uscito, cosa che ovviamente ho fatto, anche se non per colpa mia, dato che non ho proposto io di andare a vederlo. E invece insomma, come avrete ormai intuito non ho resistito alla tentazione.

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Ora, per chi non l’avesse ancora visto, presumo moltissimi di voi, solo due parole: andate a vederlo. E chissene se le parole sono tre. Se Ridley Scott e Fanta Scienza avessero una relazione sentimentale, su Facebook lo status sarebbe: Relazione Aperta. Dopo Alien (1979) e Blade Runner (1982) il buon Ridley ha avuto un ripensamento di 30 anni sul suo amore per questo genere, prima di causare l’hype pazzesco che era stato creato per Prometheus (2012), hype in parte disatteso ma che ha senz’altro consegnato agli appassionati un film godibile e che pone le basi per tutto quello che si vedrà in Alien e nei vari sequel, promettere un sequel di Blade Runner, un sequel di Prometheus, che sembrerà in realtà essere più un Alien 5 che un Prometheus 2, e girare The Martian. Del film parlerò poco sono sufficienti le due parole che vi ho detto prima. Non parlerò del fatto che alcuni passaggi sono un po’ forzati, come la tempesta iniziale che è troppo forte per poter realmente esistere nella debolissima atmosfera marziana, o il fatto che Watney e gli altri astronauti non si preoccupino minimamente delle radiazioni solari presenti su Marte sempre per via della debole atmosfera e nella loro navicella spaziale Hermes. Quello risolvetevelo voi nella vostra coscienza. Non vi parlerò nemmeno di Kate Mara e Jessica Chastain. Purtroppo.

E nemmeno del fatto che12118974_1800366446653073_7370569204925615446_n l’America ha speso vagonate di soldi nel cercare di riportare a casa Matt Damon da condizioni ogni volta più disperate (edit in seguito ad una segnalazione di mio fratello che ha ovviamente reso necessaria questa aggiunta), come testimoniato nell’immagine qua di fianco.

Vi parlerò però di un qualcosa che ha a che fare con la possibile colonizzazione di Marte da parte dell’uomo, anche in seguito ad una recentissima scoperta che ha fatto molto parlare: ovvero la scoperta di acqua allo stato liquido in superficie sul pianeta rosso. Strano, tra l’altro, che questa scoperta sia avvenuta praticamente in contemporanea con il lancio di un film su un astronauta abbandonato su Marte. Che abbiano voluto fatto una bella operazione congiunta di marketing con la 20th Century Fox quelli della NASA? Comunque, il discorso che si pone è di questione etica principalmente.

E che problemi etici ci si dovrebbe porre nel momento di colonizzare un pianeta deserto? A bizzeffe. Dai più semplici, la conservazione di un territorio unico nel suo genere, completamente diverso da quello terrestre e pertanto da rispettare, il rischio di creare disastri cercando di terraformarlo, quello di rovinare per sempre un altro pianeta che potenzialmente potrebbe ospitare la vita, sono i più semplici. Quello più traumatico sarebbe di eliminare qualsiasi possibilità di evoluzione di una qualsivoglia specie di vita che vive sul suolo marziano e che, per via dei batteri importati dall’uomo dalla Terra, del cambiamento climatico che inevitabilmente si verificherebbe su Marte e dello scontro con esseri più evoluti come l’uomo bloccherebbero quei meccanismi che portano appunto all’evoluzione da microbi a specie viventi più complesse come quelle presenti sul nostro pianeta. Nel film The Martian, Mark Watney e la NASA se ne fregano attentamente, ma per chi avesse a cuore l’argomento può spararsi la lettura di “Il rosso di Marte”, primo libro della Trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson che spiega benissimo tutti i problemi etici, e non solo, di una colonizzazione stabile di un altro pianeta. Devo però avvisarvi nel caso decideste di intraprendere questa lettura che anche un appassionato di fantascienza come me l’ha trovata pesantina, senza considerare che se poi voleste continuare con gli ultimi due libri dovreste spararveli in inglese in quanto non sono mai stati tradotti in italiano.

Comunque, nell’atto di colonizzare un pianeta che pure sembra deserto, le considerazioni su un’eventuale vita preesistente vanno sicuramente affrontate. Anche nel caso in cui queste siano solamente allo stato primordiale e non siano evolute, perché magari non lo sono ora, ma potrebbero diventarlo in un futuro, e qualsiasi interferenza esterna potrebbe privarle per sempre di questa possibilità. Il fatto che quindi si sia trovata acqua allo stato liquido sulla superficie Marte riporta ancora di più in auge questa problematica che era stata leggermente posta in secondo piano precedentemente. Un governo, che già dovrebbe spendere miliardi di dollari per mandare l’uomo su un pianeta distante più di 100 milioni di km da noi, avrebbe interesse a farlo a condizioni giocoforza limitate dal rischio che un’eventuale discesa umana su quel pianeta potrebbe eliminare qualsiasi possibilità di sviluppo di vita autoctona? Un articolo di Scientific America ne parla in maniera più approfondita e spiega i perché e i percome questo dovrebbe creare dei problemi nell’atto di vedere realizzato quello che in The Martian è semplice ed automatico, ovvero che l’uomo possa andare su Marte senza nessun problema. Spiega che lo stesso governo avrebbe molti più interessi a mandare l’uomo su una delle due lune di Marte, Phobos e Deimos, dal quale inviare dei robot comandati a distanza con i quali esplorare il territorio con meno rischi per l’integrità fisica delle persone e per l’ecosistema naturale del pianeta.

Ma se invece la vita in forma microbica ci fosse, ma fosse intrappolata nei ghiacci perenni dei poli marziani, o impossibilitata allo sviluppo dalle temperature troppo rigide del suolo del pianeta rosso? In quel caso, sarebbe sbagliato dire che un intervento umano volto ad un anche leggero riscaldamento di Marte potrebbe dare la possibilità a queste specie di evolversi? Sarebbe sbagliato evitare questo cambiamento che senza l’intervento umano potenzialmente potrebbe non accadere mai o solo fra milioni di anni?

Ora che vi ho dato un po’ di spunti, pensateci voi, perché io non so davvero cosa pensare. In ogni caso, lunga vita a Mark Watney, Colonizzatore di Marte, Primo Pirata Spaziale e Uomo più Veloce della Storia.

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