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Stupidity as it used to be!

Storia di un Presente che Poteva Cambiare

Cari lettori, buon anno. Dopo 3 mesi di completa ed ingiustificata assenza torno a scrivervi oggi. Lo faccio perché lo scorso anno ho scritto un articolo il 5 di gennaio che ha da solo superato il record giornaliero di visite storico di questo blog (che era 97) arrivando alla quota di 160. L’articolo, per chi fosse interessato, era questo: Il decathlon secondo un mezzofondista, ed incredibilmente leggendo il titolo non capirete mai che parla di atletica. Quindi insomma…scrivo oggi perché magari anche quest’articolo sarà un successone. Piccola nota a margine, nonostante le oltre 400 visite annue, l’articolo già segnalato non è stato il più visto dell’anno, il che rappresenta il più notevole dei miei crucci riguardo a questo blog, perché quello che è il re incontrastato degli articoli più visti, e con una leadership che dura dal 2012, è un pezzo che ritengo insignificante, e che mi vergogno quasi di aver scritto.

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Ma vabbè, andiamo oltre. Oggi vorrei parlarvi, come quasi sempre, di fantascienza. Nonostante il mio discorso scaturisca dalla lettura di uno degli autori ormai considerati classici della fantascienza, il sublime Philip K. Dick (autore tra gli altri dei racconti da cui sono stati tratti Minority Report, Blade Runner, Atto di Forza) , si può però dire che non si tratti di fantascienza nel senso classico della parola, ovvero di qualcosa che potrebbe essere plausibile in un futuro più o meno lontano grazie all’evoluzione tecnologica, ma di una fantascienza legata ad un’evoluzione storica alternativa a quella che si è effettivamente realizzata. Per rendere meglio l’idea, avete mai visto il film Sliding Doors con Gwyneth Paltrow nel quale la vita della protagonista cambia completamente a seconda che lei riesca a prendere un treno o meno? Ecco, il concetto è quello, applicato però ad un qualcosa di molto più grande, cioè l’intera storia dell’umanità. Il libro che sto leggendo e che mi ha fatto fare questo piccolo ragionamento è The Man in the High Castle, la Svastica sul Sole in italiano (dal quale hanno appena tratto una serie tv), appunto di Philip K. Dick, ed è ambientato negli anni ’60 di un XX secolo tale e quale al nostro, nel quale però a dominare il mondo è la Germania nazista, in quanto gli alleati non sono riusciti a sconfiggere Hitler nella II Guerra Mondiale. La situazione geopolitica sarebbe a grandi linee riassumibile così, in questo universo parallelo: la Germania, o Grande Reich Nazista, che ha occupato la quasi totalità dell’Europa, arrivando fino al limite geografico dell’odierna Russia Europea (gli Urali), tutta l’Africa Subsahariana e gran parte del Medio Oriente e del mondo arabo. Il Giappone controlla il resto dell’Asia e tutta l’Oceania, assieme a gran parte del Sud America. L’Italia fascista si becca la sua bella fetta di ex impero romano (eccezion fatta per la Spagna franchista autonoma, la Francia e il Regno Unito sotto controllo tedesco), aggiungendo ad esso i nuovi possedimenti nel Corno d’Africa conquistati prima della II Guerra Mondiale (Etiopia, Eritrea e Kenya). E gli Stati Uniti vi domanderete? Beh, una specie di Germania nel periodo della guerra fredda, gli Stati del Pacifico controllati dal Giappone, la costa Est dalla Germania, e in mezzo una zona cuscinetto denominata Stati delle Montagne Rocciose. Ah, piccolo particolare di cui quasi mi dimenticavo. Per diverimento, i nazisti avevano prosciugato il Mediterraneo, facendolo diventare un grande campo coltivato. Automatico no?

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Il libro è davvero ben fatto, e ti fa immedesimare nella situazione che si è venuta a creare, ma allo stesso tempo crea dello scompiglio mentale, perché a fatti realmente accaduti e che sono rimasti invariati, crea un effetto stravolgimento andando a cambiare completamente il periodo successivo, delineando quindi una situazione opposta a quella a cui siamo abituati. Se poi aggiungiamo che all’interno del libro, i personaggi parlano spesso e volentieri di un libro (intitolato The grasshopper lies heavy)che narra di un ulteriore universo parallelo, in cui le potenze dominanti alla fine della guerra risultarono essere l’Impero Britannico e l’URSS anziché gli Stati Uniti e i sovietici, la frittata è fatta. Quella mentale intendo. Wow.

E quindi? Qual è il ragionamento che ti ha risvegliato la lettura di questo libro?  Più che un ragionamento parlerei di una domanda che mi è scattata in testa, che è: quali momenti storici sarebbero stati in grado di cambiare DAVVERO la storia moderna se il risultato di un qualcosa fosse stato diverso da quello realmente avvenuto? La risposta che mi sono dato è che nel corso della storia moderna non sono stati di sicuro tanti. Ci sono state ovviamente infinite guerre che avrebbero potuto portare dei cambiamenti nel breve periodo, ma gli avvenimenti che avrebbero potuto ribaltare tutto non sono più di 5. Per dire, la Guerra dei 100 Anni fra il Regno d’Inghilterra e quello di Francia, non penso avrebbe modificato di molti le sorti del nostro continente. Ma se Carlo Martello, maggiordomo di palazzo dei Re Merovingi (che titolo melodioso), nel 732 a Poitiers non avesse sconfitto gli invasori islamici comandati da Abd al-Rahman ibn Abd Allah al-Ghafiqi (scusate, dovevo riportarlo)? Potremmo dire lo stesso? Certamente no! Non solo il sud, ma anche gran parte dell’Europa del Nord sarebbe probabilmente caduto in mani arabe, con chissà quali sconvolgimenti. Non avremmo probabilmente avuto Carlo Magno e il Sacro Romano Impero, e chissà quant’altro.

Partendo comunque dall’idea che difficilmente cambiamenti epocali sono dettati da un singolo accadimento, e che spesso i processi che hanno portato all’evento in questione sono ormai in moto e quindi inarrestabili, scelgo i miei”Top 3 Sliding Moments in History”, e invito chiunque legga a condividere in un commento anche i suoi, per farci 4 risate sul fatto che ora potremmo parlare tedesco od arabo, o magari non parlare proprio, se qualcosa fosse andato storto. Eccoli in rigoroso ordine storico:

  • L’Impero Romano non collassa sotto i colpi dei barbari e della corruzione, i secoli bui del medio-evo forse sarebbero stati meno bui, e l’Europa sicuramente più unita adesso, senza i secoli di battaglie fra stati, staterelli e città che sono seguiti al disfacimento dell’Impero più importante della storia europea. I francesi e i tedeschi avrebbero dovuto sopportare la supremazia italiana ancora per molto tempo, anche ben prima del 2006;
  • Il già citato Carlo Martello le prende dagli arabi a Poitiers (scusate ma è stato uno dei miei episodi storici preferiti), l’impero Carolingio cessa di esistere prima ancora di essere nato, l’Europa del Nord viene invasa dagli arabi ancor di più che in questo periodo storico, e a Ventimiglia l’Italia chiude le frontiere lasciando i migranti a prendere acqua sugli scogli di Mentone, legge del contrappasso retroattiva se ce n’è una;
  • Episodio molto più moderno e sicuramente di impatto diverso, la Crisi dei Missili di Cuba l’avrei difficilmente scelto come mio preferito, in quanto la storia contemporanea non mi ha mai appassionato granché rispetto a quella meno recente, a dispetto di quanto pensi Miss Italia. Ciononostante, se nel recente 1962 ad Americani o Sovietici fossero partiti i 30 secondi, chissà cosa sarebbe successo. Meno male che Putin aveva 10 anni e poteva soltanto divertirsi con i missili giocattolo e forse con i primi miniciccioli.
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