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Stupidity as it used to be!

Da Qui all’Eternità

Dopo un periodo di calma piatta dal punto di vista della scrittura ma soprattutto dell’ispirazione, come immagino i miei 3 lettori avranno notato, ieri ho visto un film documentario diretto da Michael Madsen, non l’attore americano feticcio di Tarantino e che ha recitato in “Le Iene”, “Kill Bill”, “The Hateful Eight” e tanti altri film, ma l’omonimo regista-artista danese. Film che mi ha un po’ acceso la lampadina e fatto tornare la voglia di scrivere qualcosa ai miei acculturati e trascuratissimi lettori. Il docufilm è stato trasmesso su Sky Arte, e questo già spiega molto dell’opera in se. Musiche composte con grande attenzione e apposta per l’occasione, inquadrature e immagini molto evocative, volte a scatenare emozioni forti in chi le guarda. Cosa che peraltro riescono a fare benissimo. Cosa mi ha colpito particolarmente quindi di questo film, fino a spingermi a scrivere un articolo sul blog? Ebbene, il suo titolo è “Into Eternity – a film for the future” e questo più che spingermi a scriverne mi ha spinto a guardarlo. Quello che mi ha spinto a scriverne è invece l’argomentazione: lo stoccaggio e la conservazione delle scorie radioattive prodotte in Finlandia. Non certo un argomento facile, e di certo ancor meno facile affrontarlo in 100 righe di post. Se per caso guardando le categorie dell’articolo vi siate chiesti: “come mai allora lo pubblichi sotto l’argomento fantascienza?”, vi potrei semplicemente rispondere con un’altra domanda e cavarmela così. Voi come dovreste considerare il progetto di stoccare in un tunnel scavato a 500m di profondità in una foresta finlandese, migliaia di tonnellate di scorie radioattive per un periodo di 100.000 anni? Io non trovo nessun altra categoria più adatta di fantascienza adatta alla sua descrizione.

Onkalo by backintothefuture.devianart.com

Onkalo by backintothefuture.devianart.com

Partiamo però dal principio, che magari non ci starete nemmeno capendo qualcosa. Come forse alcuni non sanno (io stesso non ero a conoscenza del dato preciso) il tempo di decadenza della radioattività delle scorie utilizzate per generare energia tramite il metodo della fissione nelle centrali nucleari, è di circa 100.000 anni. Centomila, nel caso in cui tutti quegli zeri creino incomprensioni. Questo, per dovere di cronaca, è quello che viene riportato nel documentario. Altre fonti propendono per ipotesi ancora più estreme, come 240.000 anni prima che le scorie radioattive cessino di essere mortali. Tenendo però per buona la teoria del film, e prendendo come aspettativa di vita media gli 80,63 anni della popolazione finlandese, con un calcolo molto semplice risulta che 4340 generazioni di uomini e donne suomi nasceranno e moriranno prima che le scorie dell’uranio utilizzato nel 2016 per creare energia cesserà di essere radioattivo. Questo ha portato gli stati che utilizzano questa fonte energetica a porsi la seguente domanda: “come fare per evitare che queste scorie contaminino l’ambiente e rovinino la salute delle persone che vivono nell’area per sempre?” A maggior ragione considerando che 100.000 anni sono un periodo immenso, se pensate che la storia dell’uomo come lo intendiamo comunemente non ha più di  6.000 anni.

Ed è qui che parte proprio il docufilm: dalla necessità di trovare una soluzione duratura al problema, che non comporti la necessaria supervisione umana, anche in virtù del fatto che non possiamo prevedere cosa succederà fra 10 anni, figuriamoci se moltiplichiamo per 10.000 quel valore. Varie sono state le ipotesi su come provvedere alla risoluzione del problema: si poteva decidere di stoccarle “in fondo al mar”, assieme ad Ariel e ai suoi amici pesci. In fin dei conti l’oceano è grande, quanto spazio vuoi che occorra per qualche migliaia di tonnellata di scorie radioattive. Ma il rischio è stato considerato troppo eccessivo. Troppo grande l’ipotesi che i contenitori potessero avere delle perdite e intossicare chissà quale porzione di mare. Si poteva anche decidere di spedire tutte le scorie nello spazio con una navicella, di tanto in tanto. Navicella da dirigere verso il sole, affinché non potesse più fare ritorno sulla Terra, come un boomerang lanciato bene. Un modo decisamente più definitivo che semplicemente rimuovere queste scorie dalla nostra vista. Ma si è pensato che non ci fossero garanzie sufficienti che una navicella cargo diretta verso il Sole non potesse esplodere durante il lancio, e allora hai voglia a dover fare i conti con un’esplosione nucleare nel bel mezzo degli Stati Uniti, dell’Europa occidentale, o anche solo nella deserta piana del Kazakhstan, dove sorge il Cosmodromo di Baikonur.onkalo_smudge

La scelta è pertanto infine ricaduta sullo scavare una serie di tunnel che raggiungeranno una profondità di 500m e che vedranno la loro conclusione all’incirca nel 2120, quando si presuppone che non ci sarà più materiale radioattivo da stoccare. A quel punto il tunnel verrà riempito, chiuso, sigillato, e dimenticato per sempre. Sito che ha anche un nome, ovviamente: Deposito Geologico di Onkalo, o più semplicemente Onkalo. Il luogo geografico è il distretto di Eurajoki, nel sudovest della Finlandia. In inglese, dato che le lingue hanno un’affinità con il popolo che le parla decisamente elevata e gli inglesi su alcune cose sono molto più melodrammatici di noi italiani a cui in fondo piace la bella vita e l’allegria, la definizione del deposito ha un nome decisamente meno semplice del quasi innoquo “Deposito Geologico”: Onkalo Spent Nuclear Fuel Repository, ovvero Deposito di Scorie Nucleari Esauste. Forse meglio. In suomi, la lingua finlandese, la parola Onkalo vuol dire anche nascondiglio, e già il fatto di chiamare un posto del genere nascondiglio aggiunge all’immensa pericolosità del luogo, aggiunge quel mistero e proibito che, va riconosciuto, da un tocco di classe in più all’intero sito. Oltre a specificare in maniera ufficiale che in quel posto sia nascosto qualcosa. Qualcosa che non è il caso di andare a cercare. Qualcosa che è lì ma forse è meglio per tutti se viene dimenticato. Qualcosa che forse non si vuole avere sotto gli occhi tutti i giorni, perché rappresenta un passato oscuro e che tanto edificante non è. Per affiancare al tema fantascienza anche quello fantasy, data la località fredda del nord Europa in cui sorgerà Onkalo, esso rappresenta per i finlandesi quello che Jon Snow rappresenta per Catelyn Stark: l’immagine di un tradimento del marito che lei vorrebbe dimenticare, ma che le gira tutto il giorno sotto gli occhi e gioca e cresce con i suoi figli legittimi, avuti proprio da Ned Stark, l’uomo che lei ama senza dubbio alcuno, ma che le ha anche dato la più grande delusione della sua vità.

Perchè in fondo questo è Onkalo. La testimonianza che l’uomo, pur di avere energia per un centinaio di anni, ha sperperato ogni tipo di risorsa, dal carbone al petrolio all’uranio, tradendo per sempre la propria stessa gente, che dovrà sopportare il peso di questo sfruttamento, e la Terra stessa. Per la legge del contrappasso infatti ognuna di queste risorse si è poi ritorta contro l’uomo stesso, colpendolo e spesso uccidendolo con malattie orrende e disumanizzanti. A questo punto Michael Madsen ci pone una domanda esistenziale molto complessa: “la conoscenza di Onkalo è qualcosa che di generazione in generazione dovrà essere comunicata, per evitare che il ricordo di esso vada perso, e che fra 1000 anni, casualmente o meno, scavando si potranno riaprire le porte dell’inferno, un tempo chiuse per il bene comune? E ancora più importante, dovrebbe tramandarsi anche il ricordo che esso deve essere dimenticato, deve essere lasciato dormire lì, dove sta? Che la furia sotto la montagna non deve essere svegliata, che si lasci Smaug a dormire sopra il suo tesoro e che nessuno vada a disturbarlo, perché altrimenti sarebbe la fine per tutta l’umanità?” Non è forse un caso che sempre il regista abbia definito le scorie dei “fuochi eterni, che non bruciano solamente la terra dove si depositano, ma anche l’interno degli esseri viventi, essendo quindi più subdole del fuoco stesso, dato che questo processo avviene in maniera del tutto inconsapevole. Le radiazioni sono come delle piccole fonti di energia che colpiscono i tessuti animali e li distruggono, causando danni interni dei quali ci si accorge quando ormai è probabilmente troppo tardi”.Ucraina-30°-anniversario-disastro-nucleare-a-Chernobyl-2

L’immagine che mi ha evocato questo documentario è quella di Onkalo come di un’entità più che un oggetto vero e proprio, qualcosa che entrerà nel mito più che nella storia, se davvero verrà dimenticato.  Io mi prefiguro Onkalo come una cava molto simile a quella che la dottoressa Elizabeth Shaw con la sua squadra scopre in Prometheus, e che nasconde il liquido organico che darà poi vita all’Alien. Questo qualcosa adesso non ha un’anima propria, è qualcosa che noi comprendiamo e possiamo inserire in un contesto reale, ma sarà ancora così fra qualche millennio? Od Onkalo diventerà come quella casa in cui si è compiuto un omicidio, e che nel corso degli anni è rimasta disabitata proprio per questo motivo, fino a quando le leggende faranno dimenticare il fatto originario, e si crederà che un fantasma la abiti e tenga alla larga le persone? L’entità che abita Onkalo, piano a piano crescerà fino a diventare una leggenda, cosicché fra millenni ci si chiederà quando sia nata e quanto ci sia di vero in quello che si dice su di essa? Ci si ricorderà che è il segno di un periodo di buco nero energetico e morale dell’umanità che si spera non torni mai più?

Una cosa che mi ha creato molto ribrezzo durante la visione è stata senz’altro l’imbarazzo mostrato dagli “esperti” intervistati nel docufilm al dover rispondere alla domanda se secondo loro fosse da tramandare il ricordo o meno di questo rifugio peccatorum. Posto che una legge finlandese ha stabilito che il ricordo di Onkalo sarà da tramandare ai posteri in maniera permanente, e che a farlo dovrà essere il governo (anche se non stabilisce come), tutte le persone intervistate hanno comunque risposto che no, secondo loro si dovrebbe seppellire definitivamente Onkalo, fargli un bel funerale con i fiocchi, ripristinare il territorio sovrastante con campi e foreste, e fare in modo che nessuno possa mai più trovarlo, mai più sapere che cosa rappresenta e cosa nasconde. La ragione principale sarebbe quella che uno dei requisiti fondamentali secondo cui è stato costruito il Nascondiglio è la non previsione di una supervisione umandavis-1a di nessun tipo, che potrebbe infatti venire a mancare in un momento qualsiasi dei millenni in cui Onkalo manterrà la sua funzione. Non si dovrebbero nemmeno creare mausolei in superficie, od opere d’arte atte ad indicare una qualche “presenza” nella zona, ne tantomeno posizionare segnali di pericolo.  Che poi, ce lo vedete un Consorzio stile X-Files, con un Uomo che Fuma il cui unico obiettivo di vita sia quello di proteggere dall’umanità il terribile segreto nascosto in un paesino del sud-ovest della Finlandia, pronto a scoraggiare tutti i Fox Mulder che dovessero presentarsi alla sua porta, e che tramanderà questo segreto internamente creando una setta dalla durata millenaria, che si trascinerà stanca da qui all’Eternità? Personalmente io ce lo vedo, e devo essere sincero che questo pensiero stuzzica non poco la mia fantasia di amante della fantascienza. Ma sarà realizzabile come progetto?

Sembra infine forse eccessivo, ma di tutto quello che ho scritto, di tutte le immagini che “Into Eternity” mi ha suscitato e che ho voluto condividere con voi, quella che proprio non riesco a levarmi dalla mente è che l’uomo ad Eurajoki sta creando qualcosa che da sempre ha cercato di domare: l’Eternità. Quella con la E maiuscola, che sarà compagna di viaggio della Terra per molto più tempo di quanto l’uomo riesca anche solo ad immaginare. Anche quando l’uomo stesso potrebbe essersi estinto per colpa della propria incapacità di dare un freno ai suoi istinti di superiorità nei confronti della natura, pensando che basti un Onkalo qualunque per far finta che nulla sia successo, e continuare così, fino a quando non potremo più stoccare rifuiti in fondo al mare, scavare un nuovo tunnel o lanciare una nuova navicella verso il sole, perché qui sul nostro meraviglioso pianeta non ci sarà più spazio per nient’altro che la vergogna che dovremmo provare e che invece nemmeno avvertiamo.

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