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Stupidity as it used to be!

Autodeterminazione Una Fava

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Avrei voluto cominciare questo articolo con una frase presente nel film “Il Grande Gatsby”, quello del 2013 con Leonardo di Caprio, non quello del 1974 con Robert Redford. Nota a margine: mio padre ha guardato il film anche perché si ricordava che ci fosse Robert Redford, ma a metà del film si è reso conto che RR non c’era. Il Grande Gatsby l’avevo visto al cinema nel 2013, e non mi era ne dispiaciuto ne piaciuto. La mia recensione su Flixster dice questo: “Volevo essere snob per una volta e dargli 2 stelle e mezzo di valutazione, perché non mi ha convinto completamente. Ma non sono snob, così alla fine ho optato per un 3 stelle politico”.

Non sono andato a controllare, ma credo che sia accaduto molto raramente per me di inserire una citazione in un mio articolo, men che meno al suo inizio. Di sicuro non le inserisco a caso nelle mie foto su Facebook o Instagram (mannaggia a me che mi sono iscritto anche a questa spazzatura di Social Network) mentre mostro il sedere, anche perché di foto in cui mostro il sedere non ne ho.

In ogni caso, tornando alla frase iniziale di questo post, ho usato il condizionale passato perché nonostante sia andato a ricercare la frase scorrendo velocemente il film sul MySky non ho trovato il punto in cui veniva detta nonostante avessi abbastanza in mente la scena in cui veniva espressa. Era una frase che diceva a grandi linee che quando siamo giovani abbiamo un potenziale infinito e possiamo diventare quello che vogliamo. Possiamo anche diventare come Einstein se lo vogliamo. Ma crescendo, il futuro si avvicina e il nostro potenziale si allontana. Nemmeno nei vari siti che citano aforismi presenti nei film l’ho trovata. Temo quasi di essermela sognata. E pensare che era una delle poche con un significato vero o realmente profondo. Non una di quelle acchiappa-bimbiminkia, che di solito appunto ci riempiono le bachece, per intenderci. Forse però, ora che ci penso, sarà proprio per quello che non viene riportata da nessuna parte. Perché la verità non fa like, e quindi non ha senso riportare frasi con significati veri o realmente profondi.

Accidentalmente, il significato di questa frase è per me un pensiero ricorrente nell’ultimo periodo, assieme ad un altro tipo di ragionamenti sul destino, sul futuro che uno si crea, sul rovinarsi con le stesse mani cercando di diventare un Einstein e non uno che si accontenta della prima cosa che passa.

A tal proposito ho di recente letto una teoria denominata 90/8/2, e che è una teoria che serve per dividere in tre differenti categorie le persone. La categoria 90, che sta per 90%, è quella che comprende la stragrande maggioranza delle persone. Sono quelle che si accontentano, a cui va bene arrivare alla fine del mese con uno stipendio, che non ha particolari sogni o ambizioni, e che quindi non fa niente per migliorarsi oltre lo stretto necessario. La categoria 8, come ormai avrete intuito, è relativa ad un 8% di persone che invece non si accontenta di qualsiasi cosa gli capiti. Non vuole un lavoro che non la soddisfi, una relazione che veleggia senza troppe necessità, di arrivare a fine settimana solo per il weekend. E’ quella parte di popolazione che vuole eccellere, vuole realizzare i propri sogni, che vuole crearsi un futuro diverso da quello che avrebbe se facesse parte dei 90. E infine c’è il 2%, ovvero l’élite. Il 2% è Elon Musk che, per citare il famoso meme, “Voleva un metodo di pagamento diverso e ha creato PayPal, voleva un’auto elettrica e ha creato Tesla, voleva andare su Marte e ha creato SpaceX”. E’ Steve Jobs. E’ anche Donald Trump, che incurante del fatto di non possedere le capacità per essere presidente della più grande potenza mondiale, ha voluto comunque diventarlo, e ci è riuscito.

Avete capito, no? Il 2% sono tutti quelli che noi vediamo in televisione e diciamo: vorrei essere come loro. Sono gli 8% che ce l’hanno fatta. E proprio quest’ultimo piccolissimo dettaglio ha suscitato in me una domanda molto semplice, che vi porrò dopo avervi mostrato un ragionamento. 8% è maggiore del 2%, e fin quì ci siamo. E’ addirittura maggiore di 4 volte, rispetto al 2%. Quindi, non tutti gli 8% diventano 2%. Considerando che un 8% ogni tot entra nel 2%, e qualche 90% entrerà negli 8%, che fine fanno gli 8% che non passano nel 2 e non muoiono? Perché anche quello capita, purtroppo. Quando uno ha speso tantissimo tempo per realizzare un obiettivo, che non necessariamente deve portarlo ad entrare nel 2%, immagino che anche restare nell’8% possa esserlo per quanto meno ambizioso, ma non ha avuto successo, cosa gli succede? Come fa a tornare nel 90% con la coda tra le gambe?

Lo so, con questo paragrafo vi ho perso, purtroppo la mente umana è complessa, e quella di un sognatore come me ancora di più. Specialmente quando uno di questi sognatori attraversa dei momenti complessi, ma questa è un’altra storia.

Siccome la mia mente comunque viaggia spesso da un tema all’altro in maniera incontrollata, e abbiamo parlato di futuro, e penso anche di aver inserito la parola destino qua e la in questo articolo, mi sento in dovere di dare una spiegazione sul mio concetto di destino. Io non credo che ognuno di noi abbia un destino in senso stretto. Nessuno di noi nasce con il destino che gli predice di come un giorno diventerà presidente della Repubblica, campione del mondo di qualcosa, o altro. No. Il destino gli mette davanti delle potenzialità, come si diceva all’inizio, delle possibilità che starà a lui sfruttare. Questo perché io più fortemente di tutto credo nell’autodeterminazione del proprio futuro entro certi limiti, che possono essere più o meno variabili a seconda di quanto una persona si applica nel tentativo di tramutare le proprie potenzialità in concreta realtà.

Poi un sabato sera, dopo che avevi buttato giù la bozza di questo articolo, succede che stai parlando con tuo fratello di una persona che hai incontrato dalla parte opposta del mondo l’estate passata.

Vi capita di parlarne forse per la prima volta proprio da quell’estate, e ripensi a quanto ti sarebbe piaciuto che un incontro casuale, di quelli di cui ho già parlato in quest’altro articolo, ti avesse cambiato la vita.

E poi quella sera, proprio quella sera, con un tempismo così perfetto da sembrare quasi paranormale, o forse più uno scherzo del destino, capita che passi ad una festa a cui non dovevi andare, solo per salutare un amico.

E tutto ad un tratto quella persona ti si materializza davanti.

E ancora pensi a quanto ti piacerebbe che ti cambiasse la vita.

Ma la vita lei non te la cambia.

Nemmeno questa volta.

#AutodeterminazioneUnaFava

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Un commento su “Autodeterminazione Una Fava

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