BACK IN ME

Stupidity as it used to be!

C’è gente che si è sposata per molto meno

Before SunriseComincio questo post facendomi gli auguri, perché 14 giorni fa ho fatto gli anni. E vabbè, direte voi, sono già passati 14 giorni. E’ vero, ma siccome gli anni sono diventati 30, allora penso che festeggiare più a lungo del dovuto sia normale. Sia mai che domani non mi sveglio più. A quest’età non è così improbabile. Quindi auguri Ste, anzi Teto, come mi chiamavo quando nemmeno riuscivo a pronunciare il mio nome perché non sapevo parlare. Ovvero fino all’altro ieri.

Il motivo che mi spinge a scrivere questo post è perché, sì ecco, perché. Boh, non ne ho idea del perché. So che mi sentivo ispirato, e ho iniziato a scriverlo. Ultimamente oltre che vecchio per avere compiuto 30 anni, mi sento anche strano. Sarà che ormai mi vedo più di là che di qua e ho iniziato a farmi domande come: ma terminerò la mia vita da solo? Come sarò domani mattina quando mi alzerò e dovrò infilarmi la dentiera in bocca? E’ ora che cominci a prenotare la tomba al cimitero? E altre cose così.

Ma più di tutto ho pensato tantissimo a quella cosa a cui tutti pensiamo. Comincia per A, e non è l’Afiga. Giuro. O meglio, non del tutto. Questo perché il 49,6% della popolazione mondiale ne è provvista, e siccome il mio pensiero era rivolto all’Amore, ecco che per forza di cose l’Afiga rientra molto probabilmente nel novero di quelle cose collegate di striscio all’argomento. Anche se per correttezza d’informazioni bisogna dire che in determinate situazioni amorose non è coinvolta, ma qui siamo dittatoriali e quindi facciamo finta di non tenerne conto.

Lo so, questa cosa è sconvolgente. Potete scegliere quella che più vi sconvolte tra quelle di cui ho parlato sopra. Secondo me lo sono tutte allo stesso identico livello. Comunque, anche se sicuramente la maggior parte dei miei lettori sarà sconvolta dal fatto che io pensi all’amore, ai più attenti di voi di sicuro non sarà sfuggito che in questo blog non è un argomento di discussione nuovo, anche in tempi molto recenti. Ne ho parlato infatti almeno in due occasioni, qui e ancora qui.

Detto questo, forse ci pensavo per cose capitatemi nell’ultimo periodo, o forse no. Come alcuni di voi sanno, e di conseguenza altri no, il mio ideale di storia romantica è quella in cui una persona e un’altra si incontrano per caso, sempre per caso scoprono di amarsi, e per meno caso ma non troppo finisce che stanno insieme per tutta la vita. Sarà che credo che solo il caso possa farmi incontrare una persona tanto perfetta da poter accettare di stare con me, sopportando l’incredibile perfezione della mia umilissima persona senza attribuirsi troppe colpe per non essere al mio livello. O forse più semplicemente mi piace questo ideale perché è romantico, e perché alla fine se siamo in 7,34 miliardi di persone su questa Terra, non può che essere il caso a decidere se effettivamente incontreremo la nostra dolce metà o meno.

Fatto sta che nell’ultimo periodo ho visto due film sull’argomento incontri casuali e amore, il primo è “Before Sunrise” (“Prima dell’alba” in Italiano), il secondo “Before Sunset” (“Prima del tramonto”). Sono i primi due capitoli di una trilogia e in settimana conto di recuperare il terzo film che ho prenotato in biblioteca. Mi sono addirittura iscritto al servizio bibliotecario locale per prenotarlo e non guardarlo in streaming illegalmente su internet. Apprezzate queste piccole cose.

Sono due film con quello che ormai per distacco è il mio attore preferito, Ethan Hawke, diretti da Richard Linklater, che sta anche diventando uno dei miei registi preferiti, dopo aver visto di recente anche il suo “Boyhood”, sempre con Ethan Hawke. L’attrice femminile controparte di “Jesse” Ethan Hawke è Julie Delpy (Camille). La trama dei due film è molto semplice, non c’è molto da capire. Al massimo c’è da provare qualcosa, che è quello che incredibilmente mi è capitato. Di solito sono freddo ed insensibile di fronte a dei film che parlano d’amore. Comunque, in “Sunrise” Jesse e Camille si incontrano su un treno. Si fermano a Vienna, e scocca la scintilla. Il secondo è ambientato a Parigi, a nove anni di distanza. Il terzo in Grecia, sempre nove anni dopo. Quello che succede non ve lo dico, perché dovete andarveli a vedere.

Ma è esattamente quello che vorreste vedere in una storia del genere. La parte più interessante sono i discorsi, di un’intelligenza e finezza rara in film del genere. I personaggi non sono i classici stereotipi dei film all’americana, e quello che provano te lo faranno provare anche a te che guardi. Io per lo meno l’ho provato. Sarà che mi sentivo particolarmente coinvolto dal concetto, ma se il primo ha un voto medio di 4,3 stelle su 5 dato dagli utenti di Letterboxd e un 100% di Tomatometer, e il secondo rispettivamente sempre 4,3 e 95%, penso di non essere stato l’unico a pensarla così.

Quello che Linklater ha fatto, supportato da Ethan e Julie (scusate se li chiamo solo per nome ma ormai li considero parenti stretti), all’atto di scrivere questi due capolavori, è di una maestria con pochi eguali. Assieme a “Boyhood” e inevitabilmente a “Before Midnight” (terzo capitolo della trilogia), si può dire che Linklater sia riuscito a creare una filmografia sul tempo. Anzi, mi piace così tanto che questi quattro film d’ora in avanti li chiamerò la “Quadrilogia del tempo”. Questo perché il regista riesce a mostrare in ognuno di questi film gli effetti che il tempo ha sulle persone. I fatti, i pensieri, il destino presunto di una persona, tutto è bagnato nel tempo, che a differenza di quanto ci viene fatto credere non sempre cura tutte le ferite. A volte le acuisce, ci dimostra come le nostre vite non sono un insieme di  eventi scollegati tra di loro, ma che un qualcosa accaduto 10 anni fa, se percepito come speciale, resterà per sempre a condizionare la nostra esistenza. Perché i fatti e le parole, e qui c’è un insegnamento per tutti noi in questa fase storica in cui l’insulto e la noncuranza di quello che si dice sono sempre più predominanti specialmente sui social network, sono importanti e non bisogna agire/parlare a cuor leggero. Se una persona dice una cosa, e questo qualcosa influenza la vita di un’altra persona, questo fatto smette di essere di secondaria importanza. Non importa quello che uno crede, è così, e ce ne sono prove sempre. Purtroppo sembra che siano in pochi a capirlo, e chi lo fa, è normalmente chi in una relazione avrà la peggio.

Ma ormai l’ho imparato anche io. E ho capito anche un’altra cosa: nella vita o sei aguzzino o sei vittima. O forse no.

 

 

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